
L'effetto Seebeck permette di convertire il calore in elettricità. Esso è noto dal 1821 (scoperto dal fisico estone da cui prende nome), ma da allora non si è ancora riusciti a sfruttarlo industrialmente per generare energia elettrica. Lo svantaggio è il basso rendimento di quest'effetto: circa il 7%. Inoltre, ci sono gli alti costi per la produzione delle leghe metalliche tra cui si origina la differenza di potenziale voluta (affacciati mentre sono mantenuti a temperature differenti).
Lo scorso febbraio è apparso su "Science" uno studio dell'Università della California di Berkeley che illustra nuovi interessanti sviluppi di questo filone. Sembra infatti promettente la strada delle molecole organiche e dei nanomateriali: i ricercatori hanno posto alcune molecole organiche di benzeneditiolo, dibezeneditiolo tribenzeneditiolo tra due elettrodi ricoperti d'oro. Dopo avere riscaldato uno degli elettrodi hanno misurato lo scorrere di una microcorrente.
Fonti:
1. da Le Scienze
2. da UC Berkeley News

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